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Il ritmo di Harlem

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Il ritmo di Harlem

Di: Colson Whitehead
Letto da: Gabriele Donolato
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A proposito di questo titolo

Per i suoi clienti e vicini su 125th Street, Ray Carney è un commerciante serio: sgobba da bravo padre di famiglia nel suo negozio dove vende mobili a prezzi contenuti. Sua moglie Elizabeth aspetta il secondo figlio e, sebbene i suoceri non mostrino di apprezzare granché il fatto che la figlia e i nipoti vivano in un piccolo appartamento vicino ai binari della sopraelevata, Ray sembra soddisfatto così. Ma dietro questa apparente normalità si aprono delle crepe: sono in pochi a sapere che suo padre era un membro piuttosto temuto della criminalità locale. Per giunta, con tutti quei divani venduti a rate, i soldi cominciano a scarseggiare. Per cui, se suo cugino Freddie occasionalmente gli porta in negozio qualche anello o una collana, Ray non vede la necessità di informarsi sulla loro provenienza; inoltre conosce un gioielliere in centro, anche lui molto poco propenso a fare domande e assai discreto.

Inizia così il conflitto interiore tra Ray l'onesto commerciante, padre di famiglia, e Ray il malvivente. Ma quando Freddie decide di prendere parte alla rapina allo storico Hotel Theresa, una serie di terribili malavitosi irrompe nella vita di Carney: dal gangster Chink Montague, "noto per la sua abilità con il rasoio a mano libera", a Pepper, reduce della Seconda guerra mondiale dalla pistola facile, fino al micidiale Miami Joe con i suoi eleganti completi viola.

Barcamenarsi in questa doppia vita diventa sempre più difficile e pericoloso: riuscirà il nostro eroe a evitare di essere ucciso, a salvare suo cugino e ottenere la sua parte del colpo grosso? Ma, soprattutto, riuscirà a mantenere intatta la sua reputazione?

Questo ennesimo exploit letterario di White­­head non è solo un esilarante dramma morale mascherato da poliziesco: è anche un romanzo sociale su razza e potere. Ma è in primo luogo una lettera d'amore nella quale Harlem - animata da una sfilata dickensiana di personaggi colorati e originalissimi - ha la stessa vivacità e ricchezza della Dublino di Joyce.

©2021 Mondadori Libri (P)2024 Mondadori Libri
Afroamericani Narrativa di genere Narrativa letteraria Politica

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Torno a Whitehead, alla sua scrittura asciutta che - in questo caso - ricorda e si ispira ai classici del noir americano.
Per quanto la chiave sia distintamente black, orientata a una certa geografia del nord di Manhattan e quindi vada a connotare un quadro, una cartolina peculiare e interessante, è proprio il genere gangster/investigatori tipo Raymond Chandler, che va a ricordare.
Con tanto di preziosi gioielli rubati, troppo testosterone e personaggi scolpiti con l’accetta, come nella letteratura di genere noir classico.
La scrittura è molto scarna e improntata all’essenziale, il dialogo asciutto.
L’argomento forse è per me è lontano e non mi prende, la critica sociale tra le righe è presente in secondo piano e non morde, ammetto di essermi annoiato molto.

Boooring

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