Un mondo altrove
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Riccardo Ricobello
A proposito di questo titolo
Harrison William Shepherd, da ragazzino, si tuffa nell'imboccatura di una grotta sottomarina ed riemerge in uno cenote, nel mezzo della giungla messicana, bordato di coralli spezzati e dal fondo ricoperto di ossa umane. Ossessionato da quel passaggio, comincerà a riempire taccuini interi di storie e ricordi. "Un mondo altrove" è la storia contenuta in quei taccuini, le vicende della vita irrequieta e avventurosa di William Shepherd, da gli anni della Depressione e il maccartismo, dal Messico agli Stati Uniti, dal servizio a casa di Diego Rivera e Frida Kahlo alle mansioni di segretario presso Lev Trockij, esule a Città del Messico, fino al ritorno negli Stati Uniti, dove vivrà una vita ritirata.
©2009, 2025 Barbara Kingsolver. Published by arrangement with The Frances Goldin Literary Agency and Berla & Griffini Rights Agency, Per la traduzione: Micol Toffanin, Neri Pozza Editore, Vicenza, Per l’audiolibro: Emons Italia S.r.l. (P)2025 Emons Audiolibriuna meraviglia
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molto bello
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"La parte più importante della storia è quella che non si conosce".
Vivere lasciando un segno, pur cercando di restare invisibile
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Un capolavoro
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Subito, dalla prima riga, Kingsolver mi travolge con una lingua meravigliosa, piena di sfumature, indomita e pittoresca. Un viaggio rutilante e pieno di colore; capace di rimanere leggero, seppur lontano dalla spontaneità. Ma questa lingua, elaborata e studiata, serve proprio a descriverla, la spontaneità, quella dell’infanzia e della sorpresa della scoperta.
Molto merito voglio conferire anche alla traduzione italiana, che non ha paura di seguire l’ispirazione dell’autrice, dimostrando profondità e cura, nella ricerca di un lessico non banale e non pigro.
Tornando al contenuto, il libro si infiamma da subito e mantiene un tenore di narrazione molto alto, intrigante e poetico fino all’infanzia e all’adolescenza del protagonista.
La parte centrale, quella che si intreccia con le vite di Frida, Kahlo, di Trotsky e Rivera, mi lascia un po’ perplesso. Forse mi delude un po’ questo inserimento di “celebrities” nella trama, mi pare innecessario e controproducente rispetto all’esordio. Noto anche un appiattimento dello stile, che passa da flamboyant e ispirato, a più semplicemente narrativo.
Nella terza parte, ambientata negli Stati Uniti, perdo di vista completamente quale sia lo scopo dell’autrice. Sono numerosi gli spunti interessanti sulle persecuzioni politiche e ideologiche, sul ruolo della stampa e della manipolazione della verità, ma sommando tutti i contenuti del libro, il materiale è francamente troppo e si confonde.
Folclore e tradizione, sentimento e ragione, comunismo e anticomunismo, capitalismo e manipolazione della verità da parte dei mezzi di informazione… non so più quale sia il tema e il filo conduttore di questa pseudobiografia.
Cercando di tenere un piede nell’America del Nord e uno in quella del Sud in un periodo di grandi cambiamenti, Kingsolver si cimenta con un progetto ambizioso dalle intenzioni non chiare, e dal risultato troppo esteso e infine un po’ noioso.
Riscattato, in parte, da ultime pagine francamente commoventi.
Un po’ too much
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