Valle di lacrime o Valle dell'Eden? Appunti da Malagrotta e dintorni
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Potenzialmente territorio a vocazione agricola e naturalistica, la Valle Galeria è ormai associata alle numerose istallazioni a rischio ambientale che vi sono state messe a dimora. Prima fra tutte, ovviamente, la discarica di Malagrotta, la più grande d'Europa. Ormai chiusa per quanto riguarda il conferimento di nuovi rifiuti, Malagrotta è un mostro dormiente, per il quale è fuori luogo parlare di bonifica; molto più appropriato ambire a un piano di messa in sicurezza. La discarica è però solo la più eclatante delle minacce che mettono a repentaglio la vita degli abitanti della Valle: a poche centinaia di metri possiamo trovare una raffineria, numerosi depositi del gas, tre bitumifici, un inceneritore ospedaliero... La lista potrebbe essere molto più lunga, ma tanto vale per rendersi conto della incredibile concentrazione di impianti a rischio ambientale in un territorio tanto limitato.
Dopo l'incendio del TMB2 di Malagrotta, avvenuto il 15 giugno scorso, ha colpito la capacità delle istituzioni di minimizzare l'accaduto. La stessa presenza di diossina sprigionata dal rogo è stata smentita dai dati ufficiali ARPA. Come se - racconta una delle interlocutrici di questo approfondimento - decretare lo stato d'emergenza in quest'area non fosse contemplato come possibilità, altrimenti dovrebbero mettere in discussione la concentrazione folle di impianti inquinanti.
Eppure, c'è chi continua a sognare e a innamorarsi della natura che ci circonda percorrendo la Valle Galeria. C'è chi ancora, ostinatamente, continua a vedere il bello e a indicarlo come possibile via di sviluppo.
A cura di Ciro Colonna. Si ringraziano Emanuela D'Antoni e il Comitato Valle Galeria Libera. Una menzione speciale va alla famiglia di Ivo Fetoni per la generosità e la disponibilità dimostrate.
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