Memorie dal sottosuolo
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A proposito di questo titolo
Scritto nel 1864, in un periodo buio della vita dell'autore, questo romanzo stupendo e incredibilmente vivace, nonostante racconti di nevrosi e follia, è frutto del vissuto di quegli anni difficili, che ispirano Dostoevskij nel ritrarre l'indimenticabile protagonista di questo imperdibile capolavoro.
Fëdor Michajlovič Dostoevskij proveniva da una famiglia aristocratica decaduta, e rimase orfano di madre all'età di 16 anni. Il padre lo iscrisse allora alla scuola del genio militare di Pietroburgo, anche se le sue attitudini erano letterarie, cosi dopo il diploma, rinunciò alla carriera militare e iniziò a scrivere. Le critiche furono subito positive, e la sua professione iniziava a dargli soddisfazione, ma nel 1849, fu condannato, a causa delle sue frequentazioni socialiste a quattro anni di lavori forzati in Siberia. Furono quelli anni durissimi, tormentati tra l'altro dall'epilessia, che tuttavia lo ispirarono nella stesura di nuovi romanzi. Lo scrittore era ormai famoso quando, improvvisamente, fu colto dalla morte il 9 febbraio 1881.©2014 Public domain (P)2014 GOODmood
Fantastico!
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Grazie al narratore
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Magnifico!
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Purtroppo...
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Avevo letto Memorie dal Sottosuolo parecchi anni fa, ma l'ho riscoperto ed appezzato molto di più ora, anche grazie all'ottima interpretazione della voce narrante.
La grandezza di questo testo sta, a mio parere, nel fatto che dietro ogni parola, frase e atto si nasconda una realtà nella realtà.
Una considerazione mi ha lasciato di stucco, non la ricordavo, ed è qualcosa che io sostengo e che mi ha alienato parecchie amicizie: l'autore ci dice che quando si cerca la realtà descritta dai libri ci si accorge di quanto essa sia diversa dalla realtà "umana", vera.
Quello che io sostengo è che spesso si vede quello che ci sta intorno solo se un problema viene predigerito ed ammannito attraverso film o libri, ecco allora che la prostituta che ci darebbe tanto fastidio come vicina di casa, ci piace immensamente in Colazione da Tiffany o Pretty Woman, l'infame delatore che denuncia i colleghi disonesti ci piace in Serpico, gli omosessuali che tanto fastidio danno a molti sono adorabili se visti con l'occhio della cinepresa, i trans sono un abominio prima e dopo, ma non durante la visione di "La Ragazza Danese", ci piacciono i "personaggi" che hanno il coraggiomdi dire quello che pensano, ma non le persone che lo fanno, i "pazzi" li adoriamo in "Qualcuno Volò Sul Nido del Cuculo, il "diverso" ci appare ingiustamente emarginato ne Il Buio Oltre la Siepe, Rain Man, The Beautiful Mind, Forrest Gump, Gifted, la lista potrebbe diventare infinita.
Dostoevskij ha la capacità di dare consistenza, anima, spessore, grandezza a chi solitamente è invisibile o, se visto, fastidioso.
Sarebbe meraviglioso se, dopo aver letto un suo libro, anche noi cominciassimo a vedere le persone con gli stessi occhi con cui vediamo i " personaggi", questo libro è un ottimo punto di inizio.
Che dire. È Dostoevskij
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